Traditional food or drinks from Marche #10

Buon inizio settimana, siamo arrivati già al decimo episodio di questa rubrica, come vola il tempo, diciamo che è anche la prima rubrica che arriva a dieci episodi, anche se è diminuita tantissimo di like rispetto hai primi episodi ecco mi piace portarla ugualmente visto che c’è chi ancora piace questo genere di articoli, quindi senza girarci troppo attorno iniziamo subito!

  • Serpe di Apiro

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Oggi vi porterò alla scoperta di questo dolce misterioso da come vedete nell’immagine e dal nome è proprio una serpe sia di forma che caratteristica, poi ognuno lo decora come vuole e piace a lui!

In particolare entriamo un po’ più nel dettaglio, che è un dolce lo sappiamo bene visto che ve lo detto prima, ma come viene composto, fatto prevalentemente di farina di mandorle, che viene modellata fino a creare una forma di serpente con un diametro di 20/25 cm circa diciamo la lunghezza standard è quella, se lo si assaggia si nota che ha una consistenza molto croccante con una superficie liscia e bianca, la si può trovare ad Apiro nel Maceratese.

Nei tempi passati che furono questo dolce veniva donato dai padrini a cresimandi, infatti secondo sempre la tradizione erano le monache di clausura dell’ordine delle clarisse a produrlo.

Ma perché realizzare proprio una serpe, il significato di questo dolce evoca proprio il peccato originale se ci fate caso, la cosiddetta tentazione di Eva, consumarlo l giorno della cresima oppure a Natale ha molto significato, perché vuol dire esorcizzare il peccato legato all’origine dell’uomo, però hai tempi di oggi si consuma per lo più in primavera ed in inverno.

Preparazione:

Gli ingredienti principali della Serpe sono: mandorle sgusciate, zucchero, 5 albumi e 2 tuorli d’uovo, essenza di limone, vaniglia, cannella. Per iniziare si scottano le mandorle in acqua bollente e si pelano per poi tostarle in forno fino a doratura, una volta fatto si schiacciano nel mortaio oppure si macinano. Si aggiungono al composto tutti gli altri ingredienti che mancavano, lavorando il composto fino a completa amalgamatura, si infarina una teglia e si ricopre il fondo con le ostie sistemate a semicerchio sul quale viene poi adagiata la pasta di mandorle. Infine si cuoce in forno a temperatura moderata, quando è cotto si toglie dal forno e si ricopre con la glassa ed eventuali confetti colorati oppure altre decorazioni che daranno al dolce le sembianze di un serpente.

Siamo giunti hai saluti, ricordo se vi è piaciuto l’articolo, vi ho incuriosito e soprattutto vi è venuta fame di lasciare like, altrimenti se volete potete lasciare un commento, un saluto da Fabio ad un prossimo nuovo articolo!

 

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Traditional food or drinks from Marche #8

Buon lunedì a tutti e inizio settimana! come iniziare al meglio questa settimana citando in questo articolo qualche dolcetto! ma di cosa in particolare, come avete notato non portavo la rubrica da un pochetto di tempo, visto che mi stavo preparando per fare un articolo speciale in vista del carnevale. Volevo portarvi a conoscenza dei dolci tipici di carnevale sempre marchigiani quindi senza svelarvi troppo il contenuto possiamo iniziare subito!

  • Scroccafusi

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Tipici delle mie zone del maceratese che si chiamano scroccafusi, invece in altre zone delle Marche cambia solamente il nome come ad Ascoli Piceno che vengono chiamati “stummeri”. Ma come sono fatti principalmente, sono delle palline di pasta lessate in acqua bollente e successivamente fritte, spolverate di zucchero e bagnate con alchermes, questa ricetta nasce sempre per tradizioni legate al mondo rurale e campagnolo ed ancora ad oggi si tramandano in generazione in generazione seguendo l’antica ricetta. Sono croccanti e per questo una loro curiosità è che il loro nome derivi dallo scrocchiare di queste palline sotto i denti al momento dell’assaggio, una secondo curiosità invece è che se un estraneo entra in cucina mentre si stanno preparando si dice che alla fine non riescono bene!

  • Gli arancini

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Ecco un altro dolce che adoro parecchio per il suo gusto particolare, ma anche perché non si può assolutamente rinunciare nel periodo di carnevale lo troviamo in qualsiasi tavola! questi dolci sono fatti e composti da una pasta sfoglia che non deve essere troppo sottile di pasta lievitata condita con scorza di limone oppure arancio ecco perché dicevo prima che mi piacevano! aggiunta di zucchero infine viene arrotolata e fritta. Una vera e propria delizia che ha diversi nomi anche lei ma il composto è sempre quello, un nominativo curioso e simpatico che viene dalle zone del Metauro dove vengono chiamate “le fichette”, oppure in altre zone i limoncini.

  • Ravioli di castagne

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Dolce tipico non delle mie zone, ma verso quelle marittime esattamente nel Piceno, nelle mie zone non si trovano e sinceramente non li ho mai mangiati oppure forse sì solamente che non mi ricordo, i ravioli di castagne sono molto famosi in quelle zone e consumati per tutto il periodo di carnevale. La ricetta ha sempre origini campagnole, si tramanda in generazione in generazione e secondo una volta si prepara il tutto senza dosare gli ingredienti ma facendo ad occhio! non ho trovato molte informazioni di cosa sono fatte essenzialmente per cui se curiosi e interessati potete trovare moltissime ricette al suo riguardo.

  • Sfrappe

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Le sfrappe anche queste adoro particolarmente sopratutto nella versione con il cioccolato e non con alchermes devo dire che sono veramente goloso! la sua tradizione nasce nell’antica Roma quando venivano chiamate frictilia che erano dei dolci molto simili fritti nel grasso di maiale e venivano preparati proprio per il giorno di carnevale. Il dolce è  molto sottile e fino, la sua forma viene modellata prima della frittura che può essere a nastrini, fiocchi oppure a strisce e una caratteristica fondamentale sono le bolle che si formano a conseguenza della frittura, vengono servite nel periodo di carnevale, cosparse di zucchero, miele o alchermes poi c’è anche la versione più ghiotta citata sopra!

Con questo è tutto ma di c’erto l’articolo non è finito qui il prossimo lunedì sempre se riesco a scriverlo ci sarà un secondo articolo al riguardo, quindi mi raccomando se vi è piaciuto di lasciare like e segnatevi il prossimo appuntamento! per opinioni come sapete bene lasciate un commento, un saluto da Fabio al prossimo articolo!

Traditional food or drinks from Marche #7

Buon lunedì a tutti si ricomincia la settimana belli carichi! ci stiamo avvicinando anche all’episodio numero dieci, come passa il tempo! rubrica che porto volentieri in quanto vi piace molto, fino ad ora ho citato solamente piatti tipici a base di carne e solo una volta due liquori tipici, ma non ho mai parlato diciamo dei piatti tipici delle zone di mare sempre dalle mie parti, non è perché non mi piacciono ma diciamo sono fuori dalla mia zona in quanto sono più sulla parte delle montagne. Allora visto che non ci facciamo mancare nulla per non escluderli oggi vi parlerò di un piatto molto invitante con un ottimo profumo di pesce, non vi rivelo ancora il nome ma leggendo l’articolo scoprirete tutto! quindi cominciamo subito e buona lettura!

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Si diciamo molti di voi forse lo hanno visto da molte parti infatti è tipico delle zone dell’Adriatico, però ognuno ha le sue modalità di cucinarlo, quello che vi starò per descrivere è il cosiddetto “brodetto”.

Per primo partiamo dalla storia di questo piatto, molto semplice da fare, nato come piatto povero dei pescatori dell’Adriatico che usavano quel tipo di pescato che non si vendeva, detto meglio pesce di bassa qualità, oppure pesci troppo piccoli di dimensioni, ma se il pesce scarseggiava si utilizzava per tradizione i molluschi da scoglio, come le cozze e altri di cui per non errare non ne conosco bene il nome. Mi sono fatto varie ricerche e ho scoperto che la paternità di questo piatto che non ne ero proprio a conoscenza e non mi ero mai interessato è condivisa tra la Romagna e le Marche, la ricetta è quasi simile cambia solo che in Romagna nel brodetto aggiungono la gallinella ma meglio chiamata mazzolina, mentre dalle mie parti viene sostituita dal pesce San Pietro, poi non è che cambia solamente il pesce che viene inserito ma anche gli ingredienti come le spezie e altro che alterano leggermente la ricetta da luogo a luogo. I pesci più comunemente usati sono; seppie, triglie, palombo, rospo, pannocchie, scorfano, merluzzo, frutti di mare, calamari, San Pietro, granchi e cozze insomma una bella scorpacciata di pesce! però varia sempre a secondo della stagione in cui si intende cucinarlo visto che certe tipologie di pesci non ci sono sempre.

Vi ho anticipato la storia di questo piatto e le varianti che ci possono essere, ma anche le tipologie di pesce usato, ma ora ci concentriamo sulla preparazione giusto per fare un accenno per chi legge questo articolo e essendo molto interessato si prepara a cercare la ricetta e poi mettersi hai fornelli!

Da dove iniziare innanzitutto si parte con il versare in una grande padella considerate che ci devono entrare parecchie tipologie di pesce, uno strato abbondante di olio d’oliva, in cui poi si farà soffriggere la cipolla che viene tritata finemente e nel lasciar insaporire a fuoco lento aggiungendo il brodo di pesce, sale e pepe. Una volta fatto questo bisogna infarinare i pesci e vengono sistemati a strati nella casseruola facendo attenzione di lasciare per ultimi quelli di carne più tenera, si aggiunge in parti uguali acqua calda, vino bianco secco e si cuoce a fuoco non troppo basso per circa 15-18 minuti, il tutto accompagnato una volta servito dalle ottime fette di pane abbrustolito. Ripeto che se interessati a eseguire il brodetto, ho dato un leggero accenno alla sua preparazione giusto per incuriosirvi poi se interessati in internet trovate moltissime ricette!

In generale non ho riferito in quale delle zone costiere della mia stupenda regione si può assaporare il brodetto, penso che quello più buono sia quello di San Benedetto anche abbastanza particolare in quanto si differenzia senza pomodoro e con l’aggiunte di peperoni,  ma da non escludere assolutamente il brodetto di Porto Recanati!

Piccole curiosità internazionali del brodetto, che non c’entrano nulla con quello della mia regione, ma giusto per non escludere gli altri luoghi in cui viene eseguito, come in Istria, in Dalmazia dove in lingua croata viene comunemente chiamato “Brudet”, anche a Corfù è presente un piatto simile detto “Bourdeto”, evidente la derivazione veneta di questi piatti per via dei secoli di dominazione veneziana!

Con questo vi saluto se vi è piaciuto e vi ha incuriosito vi invito ha lasciare like, altrimenti per qualsiasi opinione lasciate un commento un saluto da Fabio al prossimo articolo!

Traditional food or drinks from Marche #6

Buon lunedì e inizio settimana a tutti, rieccoci con la rubrica del lunedì che volevo ammettere di variare volevo portare oggi “architetture particolari” oppure “luoghi imperdibili”, ma sono più impegnative in fatto di ricerca, invece per questo genere di articolo diciamo è la mia materia quindi conosco bene il campo! la scorsa volta avevo citato due liquori tipici marchigiani, oggi invece andremo a parlare di una specialità molto invitante e succosa non mi spingo troppo a dirvi tutto vi posso solamente dire che possiamo iniziare immediatamente l’articolo!

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Molto di voi staranno pensando ma sono delle semplici lasagne ed è qui che vi sbagliate! da non confondersi sono simili, ma nella zona del maceratese si chiamano vincisgrassi oppure vincesgrassi.

I vincisgrassi sono un primo piatto tipico marchigiano consumato nei giorni domenicali oppure festivi, considerato a livelli molto alti diciamo sono uno degli emblemi della cucina marchigiana, tra cui spicca anche la famosissima oliva ascolana citata nel primo articolo di questa rubrica, ma principalmente da cosa è composta e come si prepara; molto semplice basta stendere una sfoglia di pasta all’uovo, tagliarla in pezzetti rettangolari, che successivamente vanno bolliti e asciugati su un telo, ogni pezzo andrà disposto in una teglia. mettendo tra uno strato e l’altro il ragù e se a qualcuno proprio piace anche la besciamella per passare alla fase finale quando si inforna e si ritira quando il primo strato è diventato croccante (io adoro quello strato croccante è troppo buono!).

Molti di voi saranno fissati ancora con quale differenza li possa caratterizzare dalle lasagne ecco vi spiego tutto dove sono principalmente le differenze, allora per primo il ragù che viene preparato con carne tagliata grossolanamente e non macinata, per secondo la besciamella che è più soda che dà al piatto una compattezza maggiore infine le spezie, la loro presenza si sente parecchio le più usate sono i chiodi di garofano e la noce moscata, ma anche nell’impasto qualcuno può aggiungere a piacimento del Marsala o del vino cotto. Spero di essere stato chiaro con le differenze!

Ma dietro a ogni piatto si cela sempre una storia molto lunga e curiosa, infatti secondo la tradizione il nome del piatto deriverebbe dal fatto che una cuoca anconetana lo preparò in onore di un generale austriaco che aveva vinto una battaglia contro le truppe napoleoniche che avevano assediato la città, in quel giorno il piatto venne molto apprezzato che prese il suo nome, però ci sono dei dubbi se il piatto esisteva oppure è stato inventato in onore del generale! Ma secondo altre fonti di un noto libro di cucina di un cuoco maceratese del 1779 il piatto era già molto comune nella tradizione culinaria marchigiana apparendo con un altro nome e prevedeva ingredienti molto diversi da quelli che si usano oggi. Ma non è ancora finita la storia perché una seconda ipotesi molto più recente che conferma che il generale in quell’anno non poteva essere presente alla battaglia, sposta la data nel 1849 in quell’anno sempre ad Ancona gli Austriaci avevano assediato la città, vincendo la battaglia e riconsegnando la città al papa, il generale così ebbe l’onore di vedersi dedicare la ricetta. Insomma quale sia la storia originale non si riesce proprio a scoprirlo!

Piccole curiosità;

I vincisgrassi ebbero una diffusione molto ampia nelle trattorie e nei ristoranti della regione tanto che nel tempo divenne un pilastro della gastronoma marchigiana, molto apprezzata sia da visitatori che turisti stranieri, tra molti si ricorda Orson welles che è stato un attore, registra, produttore cinematografico statunitense che nel 1952 li apprezzò molto in un ristorante.

Con questo è tutto, ricordo sempre prima di chiudere del tutto l’articolo! di lasciare like se vi è piaciuto, altrimenti per qualsiasi opinione potete lasciare un commento, un saluto da Fabio al prossimo articolo!

Traditional food or drinks from Marche #5

Ricomincia la settimana con un nuovissimo episodio della rubrica del lunedì, come passa il tempo siamo arrivati già ad un quinto episodio io che pensavo di farla durare una ventina di episodi quindi ne abbiamo ancora tanta di strada! vi ho sempre diciamo portato alla scoperta del cibo però la rubrica dal titolo parla di cibo e bevande infatti oggi che è il quinto episodio vi porterò alla scoperta di qualche bevanda nel più specifico di questi liquori che adesso vi spiegherò tutto quando, quindi senza girare troppo attorno cominciamo subito!

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Non può mancare nelle vetrinette nelle nostre case ma soprattutto nelle case dei nonni, diciamo che è proprio una vera e propria usanza e tradizione dalle nostre parti e devo dire che ci sono molte persone che non ne possono fare a meno!

Il Varnelli dalle mie parte è una nota fabbrica diciamo meglio distelleria nata nel 1868 che ha sede nella provincia di Macerata e  che identifica un altro famosissimo liquore che è il mistrà. Il mistrà Varnelli è quindi una bevanda alcolica secca, ottenuta da alcool di grano, distillato di anice e zucchero, viene usato per lo più per correggere il caffè ma lo si beve anche senza il caffè a secco oppure ci si possono preparare diversi coktail, invece in cucina lo si può aggiungere in ricette di primi piatti, secondi piatti e anche nel dessert quindi dove lo metti va bene ovunque! Una piccola curiosità è che ci hanno anche intitolato sempre dalle mie parti anche una scuola all’omonima distilleria giusto per favi comprendere quanto sia amata dalle mie parti!

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Questo liquore invece è più diffuso nelle zone della provincia di Ascoli Piceno la patria di cui avevo parlato nel primo articolo delle olive all’ascolana, qui possiamo trovare la cosiddetta “Anisetta”.

Ma in particolare vi andrò a raccontare che cosa è questo liquore quindi iniziamo subito! Partiamo dalle basi l’anisetta è un liquore a base di anice verde, il suo nome deriva proprio dalla pianta con cui aromatizza il suo gusto, si parte quindi dalla distillazione dell’alcool poi all’aggiunta dei semi di anice che cedono il loro caratteristico sapore infine aggiunta di altri ingredienti tra cui lo zucchero e altri aromi, può molto essere simile al sapore al mistrà ma non bisogna confondersi! Questa bevanda nasce nel 1830 da un omonima distilleria, invece negli anni del novecento vinse addirittura una media d’oro all’esposizione mondiale, la città di Ascoli Piceno ne diete proprio i natali a questo liquore chiamato Anisetta Meletti in omaggio allo storico proprietario del caffè Meletti, ma anche nelle zone di Sant’Elpidio a Mare si vede un altro protagonista della creazione di questo liquore. Una curiosità è che certamente anche oggi viene fatta invecchiare secondo tradizione in degli appositi contenitori di ferro che le permettono di formare una sorta di deposito per amalgamare bene il tutto. L’anisetta può essere bevuta a secco oppure come drink e anche questa può essere usata per correggere il caffè.

Con questo è tutto se vi è piaciuto l’articolo e vi ho incuriosito vi invito a lasciare like altrimenti per qualsiasi opinione potete lasciare un commento, alla prossima!

 

 

Traditional food or drinks from Marche #4

Salve a tutti! siamo ritornati alle solite rubriche, oggi che è lunedì e ricominciamo con il quarto episodio dei cibi o bevande tipici delle mie zone, per portare a conoscenza a voi lettori di quante cose buone mi circondano! ricordo che se siete nuovi lettori oppure vi siete appena iscritti al mio sito e vi è piaciuto questo articolo, non potete perdervi gli altri tre assolutamente quindi li trovate sempre nella categoria citata sotto l’articolo, dopo questa breve parentesi iniziamo subito!

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Non sapendo in quale articolo inserirlo nelle feste quindi ve ne parlo ora visto che c’era la rubrica! perché questo dolce è tipo delle feste natalizie ma si può mangiare anche tutto l’anno, stiamo parlando dei Cavallucci.

I cavallucci rappresentano una ricetta tradizionale tramandata delle nonne marchigiane che in gergo più usato dalle mie zone per descrivere la signora che ama farli oppure la nonna, si dice “la vergara”, ed è una ricetta molto tipica per la categoria dolci, ma ormai che i tempi sono avanzati li troviamo ovunque dai fornai al supermercato, facendo ricordare a tutti i sapori di una volta!

I cavallucci vengono chiamati così perché la loro forma ricorda il dorso e le zampe di un cavallo, infatti da come vediamo nell’immagine che ho posto sopra, le vergare incominciavano a prepararli a San Martino, il fatto è semplice perché il quel periodo si poteva trovare dell’ottimo vino nuovo da accompagnare con i cavallucci, ma la produzione non quella di fabbrica ma quella solita delle vergare che ogni tanto sfornavano quantità enormi di cavallucci! continuava tutta la stagione fredda. Questa tradizione nasce molto tempo fa in quei periodi di cui si viveva di ciò che dava la terra, la campagna e si mangiava poco ma salutare per riprendersi dalle attività sui campi.

In che zone si possono trovare?

I cavallucci sono tipici delle mie zone per fortuna, visto che sono molto ghiotto di dolci! si trovano in tutta la regione Marche ormai ma sono più tipici della zona del maceratese, vi posso dire qualche posto come Cingoli, Apiro, Filottrano e altri posti ancora.

Ma come è fatto questo dolce?

Questo dolce è molto sostanzioso una vera e propria bomba energetica! quando lo mangi diciamo ti sazia a dovere, visto che racchiude al suo interno una varietà di sapori infiniti possiamo trovare al suo interno: il mosto cotto, fichi secchi, canditi, uvetta, cioccolato, noci, mandorle, arancia grattugiata, caffè e mollica di pane con sopra una bagnatina di alchermes. Come potete vedere sono tutti ingredienti semplici che molti di loro già li possiamo prendere dalla campagna, altri invece vanno acquistati direttamente al supermercato. Però non sono proprio questi gli ingredienti perché variano da paese a paese ognuno ha le sue usanze, però i più usati sono quelli detti sopra, poi ognuno ci mette il suo tocco, come qualcuno che ci mette il caffè nel ripieno oppure niente alchermes, oppure chi li taglia a rondelle una volta chiusi, diciamo è un infinità di modi di farli!

Se volete farli e cercate la ricetta, ne trovate a palate, vi volevo inserire il link qui sotto per chi voleva farli, ma non essendo esperto di cucina non so minimamente quale è la ricetta giusta! perché si sa ci sono delle ricette scritte male oppure manca qualche  ingrediente, allora scegliete voi! mi raccomando però cercate “cavallucci marche ricetta” visto che i cavallucci si trovano sotto altra forma anche in altre regioni.

Con questo è tutto breve ma intenso e ricco di sapori! spero di avervi fatto venire fame, se vi è piaciuto vi invito a lasciare mi piace, altrimenti per qualsiasi opinione lasciate un commento, un saluto da Fabio alla prossima!

 

Traditional food or drinks from Marche #3

Buon lunedì e inizio settimana a tutti, risveglio imbiancato dalle mie parti con tanta neve e un bel black-out (ancora adesso sono senza corrente e scrivo questo articolo dal cellulare spero venga bene lo stesso), l’inverno è arrivato!

Ma sorvoliamo questa piccola parentesi, siamo ritornati come tutti i lunedì al terzo episodio della rubrica “traditional food or drinks from Marche” vi invito a leggere gli altri due articoli se ve li siete persi, oggi vi porto alla conoscenza della crescia marchigiana, da non confondere con la piadina romagnola!

La crescia, ma cos’è in particolare vi starete chiedendo, è un tipo di focaccia diffusa nelle Marche e Umbria, nelle zone di Pesaro, Urbino, Ancona, Perugia e Macerata. Tipico piatto anche questo della tradizione contadina semplice da realizzare e destinata a riempire la pancia ai contadini dopo un duro giorno di lavoro nei campi, forse si dice che ha un ascendenza dalla piadina romagnola, ma nelle nostre zone non c’e da confondersi con una torta salata che sarebbe la crescia pasquale oppure detta più comunemente pizza di pasqua che io adoro parecchio (ve ne parlerò in un altro episodio della rubrica).

Ma come è preparata la crescia? Varia da zona a zona ora vi spiego tutto;

Partiamo dalla zona di Macerata che è territorio mio, qui si prepara con la pasta del pane assumendo poi una forma tipica di una schiacciata, rotonda, con l’orlo spezzettato con delle piccole fossette che trattengono l’olio, condita con olio, sale, rosmarino o cipolla. Mentre nella zona di Urbino è sfogliata, si prepara con farina, uova, acqua, strutto, sale e pepe, lavorata a mano e stiratata con il mattarello va unta con lu strutto e arrotolata. Nella zona di Pesaro invece è ugulissima alla piadina, però non prevede l’uso del lievito, ma un alta quantità di strutto. Invece nella provincia di Ancona la si prepara come nelle zone di Macerata con la pasta del pane, ma però viene cotta alla griglia oppure sotto la brace invece del forno. Fuori provincia in Umbria si ottiene impastando tutto a mano con semplici ingredienti farina, acqua e sale, cotta sulla brace del camino un tempo ora invece basta una padella e un fornello!

Farcitura;

Ognuno ci può mettere quello che vuole, a me personalmente piace bella ricca con un po di affettati, verdure e formaggio. Ci sono molte varianti per farcire, ve ne posso dire qualcuna, come salsicce alla brace, spinaci, formaggio di tutti i tipi, le erbe di campo, prosciutto, lonza, salumi e tanto altro!

Siamo alla fine, se vi è piaciuto l’articolo, vi ha incuriosito e soprattutto vi ho fatto venire fame non esitate a lasciare un bel like, invece per un opinione o altro lasciate un commento. Un saluto da Fabio, a domani con il quarto episodio di viaggi e luoghi da scoprire!