Traditional food or drinks from Marche #5

Ricomincia la settimana con un nuovissimo episodio della rubrica del lunedì, come passa il tempo siamo arrivati già ad un quinto episodio io che pensavo di farla durare una ventina di episodi quindi ne abbiamo ancora tanta di strada! vi ho sempre diciamo portato alla scoperta del cibo però la rubrica dal titolo parla di cibo e bevande infatti oggi che è il quinto episodio vi porterò alla scoperta di qualche bevanda nel più specifico di questi liquori che adesso vi spiegherò tutto quando, quindi senza girare troppo attorno cominciamo subito!

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Non può mancare nelle vetrinette nelle nostre case ma soprattutto nelle case dei nonni, diciamo che è proprio una vera e propria usanza e tradizione dalle nostre parti e devo dire che ci sono molte persone che non ne possono fare a meno!

Il Varnelli dalle mie parte è una nota fabbrica diciamo meglio distelleria nata nel 1868 che ha sede nella provincia di Macerata e  che identifica un altro famosissimo liquore che è il mistrà. Il mistrà Varnelli è quindi una bevanda alcolica secca, ottenuta da alcool di grano, distillato di anice e zucchero, viene usato per lo più per correggere il caffè ma lo si beve anche senza il caffè a secco oppure ci si possono preparare diversi coktail, invece in cucina lo si può aggiungere in ricette di primi piatti, secondi piatti e anche nel dessert quindi dove lo metti va bene ovunque! Una piccola curiosità è che ci hanno anche intitolato sempre dalle mie parti anche una scuola all’omonima distilleria giusto per favi comprendere quanto sia amata dalle mie parti!

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Questo liquore invece è più diffuso nelle zone della provincia di Ascoli Piceno la patria di cui avevo parlato nel primo articolo delle olive all’ascolana, qui possiamo trovare la cosiddetta “Anisetta”.

Ma in particolare vi andrò a raccontare che cosa è questo liquore quindi iniziamo subito! Partiamo dalle basi l’anisetta è un liquore a base di anice verde, il suo nome deriva proprio dalla pianta con cui aromatizza il suo gusto, si parte quindi dalla distillazione dell’alcool poi all’aggiunta dei semi di anice che cedono il loro caratteristico sapore infine aggiunta di altri ingredienti tra cui lo zucchero e altri aromi, può molto essere simile al sapore al mistrà ma non bisogna confondersi! Questa bevanda nasce nel 1830 da un omonima distilleria, invece negli anni del novecento vinse addirittura una media d’oro all’esposizione mondiale, la città di Ascoli Piceno ne diete proprio i natali a questo liquore chiamato Anisetta Meletti in omaggio allo storico proprietario del caffè Meletti, ma anche nelle zone di Sant’Elpidio a Mare si vede un altro protagonista della creazione di questo liquore. Una curiosità è che certamente anche oggi viene fatta invecchiare secondo tradizione in degli appositi contenitori di ferro che le permettono di formare una sorta di deposito per amalgamare bene il tutto. L’anisetta può essere bevuta a secco oppure come drink e anche questa può essere usata per correggere il caffè.

Con questo è tutto se vi è piaciuto l’articolo e vi ho incuriosito vi invito a lasciare like altrimenti per qualsiasi opinione potete lasciare un commento, alla prossima!

 

 

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Traditional food or drinks from Marche #4

Salve a tutti! siamo ritornati alle solite rubriche, oggi che è lunedì e ricominciamo con il quarto episodio dei cibi o bevande tipici delle mie zone, per portare a conoscenza a voi lettori di quante cose buone mi circondano! ricordo che se siete nuovi lettori oppure vi siete appena iscritti al mio sito e vi è piaciuto questo articolo, non potete perdervi gli altri tre assolutamente quindi li trovate sempre nella categoria citata sotto l’articolo, dopo questa breve parentesi iniziamo subito!

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Non sapendo in quale articolo inserirlo nelle feste quindi ve ne parlo ora visto che c’era la rubrica! perché questo dolce è tipo delle feste natalizie ma si può mangiare anche tutto l’anno, stiamo parlando dei Cavallucci.

I cavallucci rappresentano una ricetta tradizionale tramandata delle nonne marchigiane che in gergo più usato dalle mie zone per descrivere la signora che ama farli oppure la nonna, si dice “la vergara”, ed è una ricetta molto tipica per la categoria dolci, ma ormai che i tempi sono avanzati li troviamo ovunque dai fornai al supermercato, facendo ricordare a tutti i sapori di una volta!

I cavallucci vengono chiamati così perché la loro forma ricorda il dorso e le zampe di un cavallo, infatti da come vediamo nell’immagine che ho posto sopra, le vergare incominciavano a prepararli a San Martino, il fatto è semplice perché il quel periodo si poteva trovare dell’ottimo vino nuovo da accompagnare con i cavallucci, ma la produzione non quella di fabbrica ma quella solita delle vergare che ogni tanto sfornavano quantità enormi di cavallucci! continuava tutta la stagione fredda. Questa tradizione nasce molto tempo fa in quei periodi di cui si viveva di ciò che dava la terra, la campagna e si mangiava poco ma salutare per riprendersi dalle attività sui campi.

In che zone si possono trovare?

I cavallucci sono tipici delle mie zone per fortuna, visto che sono molto ghiotto di dolci! si trovano in tutta la regione Marche ormai ma sono più tipici della zona del maceratese, vi posso dire qualche posto come Cingoli, Apiro, Filottrano e altri posti ancora.

Ma come è fatto questo dolce?

Questo dolce è molto sostanzioso una vera e propria bomba energetica! quando lo mangi diciamo ti sazia a dovere, visto che racchiude al suo interno una varietà di sapori infiniti possiamo trovare al suo interno: il mosto cotto, fichi secchi, canditi, uvetta, cioccolato, noci, mandorle, arancia grattugiata, caffè e mollica di pane con sopra una bagnatina di alchermes. Come potete vedere sono tutti ingredienti semplici che molti di loro già li possiamo prendere dalla campagna, altri invece vanno acquistati direttamente al supermercato. Però non sono proprio questi gli ingredienti perché variano da paese a paese ognuno ha le sue usanze, però i più usati sono quelli detti sopra, poi ognuno ci mette il suo tocco, come qualcuno che ci mette il caffè nel ripieno oppure niente alchermes, oppure chi li taglia a rondelle una volta chiusi, diciamo è un infinità di modi di farli!

Se volete farli e cercate la ricetta, ne trovate a palate, vi volevo inserire il link qui sotto per chi voleva farli, ma non essendo esperto di cucina non so minimamente quale è la ricetta giusta! perché si sa ci sono delle ricette scritte male oppure manca qualche  ingrediente, allora scegliete voi! mi raccomando però cercate “cavallucci marche ricetta” visto che i cavallucci si trovano sotto altra forma anche in altre regioni.

Con questo è tutto breve ma intenso e ricco di sapori! spero di avervi fatto venire fame, se vi è piaciuto vi invito a lasciare mi piace, altrimenti per qualsiasi opinione lasciate un commento, un saluto da Fabio alla prossima!

 

Traditional food or drinks from Marche #3

Buon lunedì e inizio settimana a tutti, risveglio imbiancato dalle mie parti con tanta neve e un bel black-out (ancora adesso sono senza corrente e scrivo questo articolo dal cellulare spero venga bene lo stesso), l’inverno è arrivato!

Ma sorvoliamo questa piccola parentesi, siamo ritornati come tutti i lunedì al terzo episodio della rubrica “traditional food or drinks from Marche” vi invito a leggere gli altri due articoli se ve li siete persi, oggi vi porto alla conoscenza della crescia marchigiana, da non confondere con la piadina romagnola!

La crescia, ma cos’è in particolare vi starete chiedendo, è un tipo di focaccia diffusa nelle Marche e Umbria, nelle zone di Pesaro, Urbino, Ancona, Perugia e Macerata. Tipico piatto anche questo della tradizione contadina semplice da realizzare e destinata a riempire la pancia ai contadini dopo un duro giorno di lavoro nei campi, forse si dice che ha un ascendenza dalla piadina romagnola, ma nelle nostre zone non c’e da confondersi con una torta salata che sarebbe la crescia pasquale oppure detta più comunemente pizza di pasqua che io adoro parecchio (ve ne parlerò in un altro episodio della rubrica).

Ma come è preparata la crescia? Varia da zona a zona ora vi spiego tutto;

Partiamo dalla zona di Macerata che è territorio mio, qui si prepara con la pasta del pane assumendo poi una forma tipica di una schiacciata, rotonda, con l’orlo spezzettato con delle piccole fossette che trattengono l’olio, condita con olio, sale, rosmarino o cipolla. Mentre nella zona di Urbino è sfogliata, si prepara con farina, uova, acqua, strutto, sale e pepe, lavorata a mano e stiratata con il mattarello va unta con lu strutto e arrotolata. Nella zona di Pesaro invece è ugulissima alla piadina, però non prevede l’uso del lievito, ma un alta quantità di strutto. Invece nella provincia di Ancona la si prepara come nelle zone di Macerata con la pasta del pane, ma però viene cotta alla griglia oppure sotto la brace invece del forno. Fuori provincia in Umbria si ottiene impastando tutto a mano con semplici ingredienti farina, acqua e sale, cotta sulla brace del camino un tempo ora invece basta una padella e un fornello!

Farcitura;

Ognuno ci può mettere quello che vuole, a me personalmente piace bella ricca con un po di affettati, verdure e formaggio. Ci sono molte varianti per farcire, ve ne posso dire qualcuna, come salsicce alla brace, spinaci, formaggio di tutti i tipi, le erbe di campo, prosciutto, lonza, salumi e tanto altro!

Siamo alla fine, se vi è piaciuto l’articolo, vi ha incuriosito e soprattutto vi ho fatto venire fame non esitate a lasciare un bel like, invece per un opinione o altro lasciate un commento. Un saluto da Fabio, a domani con il quarto episodio di viaggi e luoghi da scoprire!

Traditional Food or drinks from Marche #2

Come annunciato stamattina che sarei ritornato su questa rubrica, che all’inizio stentava a partire come visualizzazioni, ma poi ha ingranato la marcia e ho notato sulle statistiche che è quasi nel podio degli articoli più visti, questo è il secondo episodio il primo lo trovate sempre sul mio blog, se ve lo siete persi vi consiglio di leggerlo.

Il mio scopo oggi come ogni lunedì è farvi venire fame! Parleremo di un noto insaccato spalmabile, molto buono che si trova nelle mie zone, soprattutto quelle di montagna che hanno subito un brutto colpo lo scorso anno con il terremoto, si produce infatti sia nella zona di Macerata, Ascoli Piceno, Fermo, Ancona e anche fuori regione a Perugia visto che è Umbro/Marchigiano, se qualcuno di voi ne ha sentito parlare sa già a cosa andrà incontro, altrimenti ve lo rivelo io, stiamo parlando del Ciauscolo.

Già dall’immagine mi stà venendo voglia di aprire il frigo e farci uno bello spuntino, ma freniamo queste voglie! Iniziamo con il dirvi da dove nasce, quando, dove, come è fatto ecc…

La storia di questo salume;

Il ciauscolo è un salume tipico della tradizione contadina dell’entroterra umbro-marchigiano, si dice che sia di origine romana, riconducibile ai salumi freschi in età longobarda. Il ciauscolo è solo diciamo industrializzato nella costa, invece lo si può trovare fresco e molto diffuso nelle zone di montagna dell’appennino camerte, soprattutto a Visso (recentemete distrutta dal terremoto, la città stà cercando di ripartire). Lo troviamo citato in alcuni documenti risalenti addirittura il 1696 e anche nel 1727, la sua parola deriva da cibusculum ossia piccolo cibo, ma ci sono svariate ipotesi alternative, tra cui si dica che deriva dalla parola ciambotto che è più un dispregiativo affibiato a persone malfamate, ma ora non soffermiamoci a tutte queste ipotesi.

Caratteristiche del salume;

La materia prima che viene usata è la carne di maiale, derivante da spalla, pancetta, prosciutto, lombo, lardo e altri tagli, insomma del maiale non si butta via niente! Oltre a queste carni vengono aggiunte varie spezie. La lavorazione viene fatta quando le carni sono state refrigerate per circa 2 giorni per garantire un ottima frollatura, successivamente le carni vengono macinte più volte e impastate, nel processo finale insaccate in un budello naturale con più legature all’estremità, una volta finito viene fatto stagionare 15 giorni a una temperatura tra i 10-16 gradi. Vedendo dall’immagine che ho allegato sopra, possiamo vedere che è di forma cilindrica, di un colore rosato, si distingue dagli altri salumi perchè è di tipo spalmabile, da mangiare come antipasto prima di un pranzo o cena che sia, oppure ti ci fai un bel panino, abbrustolito al fuoco sempre con una fetta di pane è una vera delizia!

Altre curiosità;

Nel 2006 il ciauscolo ha ottenuto il riconoscimento di IGP (indicazione geografica protetta) nazionale, invece nel 2009 ha ottenuto il riconoscimento sempre come IGP ma a livello europeo.

Siamo alle cunclusioni, se vi ho fatto venire fame oppure vi ho incuriosito lasciate un like! Altrimenti un commento, un salutone da Fabio e non dimenticarti di iscriverti per non perderti altri episodi della rubrica oppure altri articoli.

Traditional food or drinks from Marche

Eccoci qui in un nuovissimo articolo! Oggi da come avete visto dal titolo, parleremo di cibo tradizionale oppure bevande (liquori, vini ecc..), tipici della mia regione, oltre a farvi venire fame, vi farò portare a conoscenza di qualche tipicità. Questo sarà il pimo articolo di questa rubrica che porterò ogni lunedì, se propio per impegni la posticipo ad un altro giorno e già immagino che a molti di voi piacerà.

Si trovano in tutta la regione Marche, ma sono più comuni e facili da trovare nella loro zona di produzione cioė Ascoli Piceno, stiamo parlando delle olive all’ascolana o in dialetto ascolano “la liva fritta”, consiglio a tutti quelli che non le hanno mai mangiate di provarle, essendo un buongustaio vi posso dire che sono buonissime e una attira l’altra, occhio però ad non esagerare, troppe fanno male! Queste olive all’ascolana sono composte; da un oliva verde in salamoia, all’interno carne macinata (maiale, manzo oppure anche pollo e tacchino) arricchita con varie spezie, all’esterno una pastella che viene fatta tramite dei semplici passaggi, prima nella farina vengono passate, poi nell’uovo battutto, nel pangrattato e infine vengono fritte, usate come primo piatto accompagnano spesso altri fritti.

Queste olive all’ascolana, si dice che la ricetta originaria sia stata inventata intorno al 1800, in quel periodo i cuochi che prestavano servizio presso le famiglie più ricche per non sprecare la carne avanzata o la carne in eccesso (spesso i contadini donavano molti regali verso i loro padroni), che sennò andava a rovinarsi, inventarono il ripieno e lo misero all’interno delle olive. Così decisero di prepararle più che altro per le feste oppure le ricorrenze visto l’ottimo gradimento del piatto, rimase una produzione familiare fino alla metà dell’ottocento, fino a che nel 1875 ci fù la svolta, un ingegnere ascolano, decise di avviare la produzione e la commercializzazione del prodotto, da quella volta le olive all’ascolana, sono diventate famose nella regione Marche e persino fuori regione.

In cucina con Fabio!

Visto che di sicuro molti di voi si saranno incuriositi e di sicuro staranno cercando la ricetta non vi faccio perdere tempo, eccola qui;

Ingredienti

1) circa 30 olive

2) 50 g di manzo in polpa, 50 g di maiale in polpa, 50 g di pollo macinato

3) mollica di pane

4) noce moscata

5) 1/2 cipolla

6) sale e pepe

7) parmigiano grattugiato

8) 1 carota, 1 costa di sedano

9) 1/2 bicchiere di vino bianco

10) 1 uovo

Per la panatura; 1 uovo, pane grattugiato, farina 00 e olio per friggere

Cominciamo!

1) Tritate la verdura e fatela rosolare con olio extravergine di oliva, aggiugere i tre tipi di carne e fateli cuocere lentamente, sfumando con vino bianco, aggiungete sale e pepe. Intanto sciacquate con acqua corrente le olive (verdi in salamoia).

2) Se le olive hanno l’osso centrale vanno denocciolate, come si fa? Semplice con un coltello da cucina, tagliate a spirale l’oliva partendo dal picciolo.

3) Quando il composto di carne sarà cotto, frullatelo in un mixer e aggiungete; noce moscata, parmigiano e uova. Fatto ciò formate delle palline grandi come nocciole e sistemate il ripieno dentro ogni oliva.

4) Panate e olive passandole nella farina, poi nell’uovo ed infine nel pan grattato, friggete le olive in casseruola fino a quando non saranno ben croccanti, servitele su un piatto con un pò di carta da cucina che assorbe l’olio in eccesso, infine servitele ben calde e buon appetito!

Siamo alle conclusioni, se vi è piaciuto ed vi ha incuriosito e soprattutto vi ho fatto venire fame! lasciate un bel mi piace, un salutone da Fabio!!